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October 13th, 2006
QUEL FOLLE CHE CORRE A QUOTA TREMILA |
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Il fotografo e filmaker Gian Maria Musarra presenterà il 25 Novembre presso la sede del Parco dell'Etna un cortometraggio accompagnato dal brano "Terra Aria"del violoncellista Giovanni Sollima: " Una storia dove terra e uomo sono fratelli in movimento".
C’è un tale che ama correre a piedi ai piedi del cratere di Sud-Est, sull’Etna. E correndo e filmando, sta inseguendo il suo sogno: realizzare un video d’avanguardia, a dir poco particolare ed emozionale. Per pochi, forse. Ma ha già coinvolto scrittori e musicisti di fama mondiale, come suoi coautori. E una silenziosa schiera sempre più folta di gente che aspetta la data della presentazione. Chi è lui? Gian Maria Musarra di Catania.
Lui sta salendo con la moto al Rifugio Sapienza. Lì, la lascia. Chiude e richiude – perché di questo ne è vittima consapevole – gli infiniti bauletti, zaini e marsupi che dispone, s’infila mazzi di chiavi che sembrano grappoli d’uva in posti dai quali a volte usciranno fuori e si perderanno comunque, e partirà chino e carico verso i crateri sommitali. A fare che, oggi che a Catania ci sono 34° e al piazzale Etna Sud 26°? Lui, al secolo Gian Maria Musarra da Catania, fotografo e videomaker (cioè autore di film), si volta di sbieco e traguarda dal basso: “riprese”. Secco, senz’altro, senza inutilità aggiunte. Il suo fardello è cavalletto e macchina da presa con accessori tecnici obbligatori (circa 20 Kg da 1900 a 3000 metri di quota e ritorno, a meno di volenterosi passaggi in auto), per fermare il tempo al calar del sole, dove si autoriprenderà in corsa al margine della terra, davanti alla luna piena, sotto le fontane di lava del Sud-Est, illuminato dai raggi tesi del tramonto. Altro, Gian Maria? “Dopodiché, potrei anche morire”. Perché? Lui dondola, scuote la testa e cerca qualcosa a mezz’aria con le mani, che disegnano un’idea, un progetto: “perché dopo che avrò fatto questo, potrei piangere a dirotto e crepare lassù, inghiottito dalla Montagna e lontano da tutti. Perché questa, comunque, lo riconosco, è follia”. Un tale che veniva da Rotterdam, alcuni secoli fa, amava dire che la ragione è la follia di molti e la follia è la ragione del singolo. E Gian Maria Musarra, mi pare che ci rientri a pennello, perché lui ha esasperatamente, univocamente ragione a seguire e spesso inseguire il proprio singolo sogno. Dunque, mi spiega che sta ultimando un video particolare, musicalmente basato sul brano “Terra Aria” di Giovanni Sollima (uno tra i più grandi violoncellisti oggi al mondo), su cui scorrono immagini di un uomo in corsa attraverso luoghi e paesaggi da limite, quasi onirici. “Balzi su lave grezze, controluce di primo mattino su sabbioni neri, vapori che s’inseguono verso il cono sommitale, passaggi sul bordo della Valle del Bove…”, lo fermo. Cioè – dico -, sulle note di Sollima, lei ha messo su le immagini. “No, non proprio. Giovanni è salito con me e con un piccolo gruppo di fedeli amici, qui sull’Etna. Ha posto il suo strumento sul bordo del conetto, si è seduto su una grossa bomba vulcanica e abbiamo inciso, registrato, abbiamo ripreso, abbiamo fatto qualcosa per cui a qualcuno, alla fine, sono uscite le lacrime”. Sta dicendo che Giovanni Sollima ha portato il suo violoncello da settecentomila euro in cima ad un monte e lì si è messo a suonare? “Esattamente. A piedi, tra le nuvole basse e in corsa, come ha scritto un mio amico scrittore, col quale ho appena ultimato la prima parte del video, il prologo”. Questo manipolo di gente strana ha dei nomi e cognomi? “Certamente: oltre a Sollima, ci sono Giovanni Giuffrida, Giacomo Grasso e Sergio Mangiameli. Il lavoro è già pronto e la data di presentazione è già fissata
per il 25 novembre presso la nuova sede del Parco dell’Etna a Nicolosi; e ringrazio il direttore Giuseppe Spina che si è reso subito disponibile. Ci sono già persone che sanno e si sono prenotate: anche giornalisti e perfino una estimatrice di Sollima, una signora francese di 82 anni che vive a Latina e che aspetta la data per venire giù ed esserci”. Ma perché proprio l’Etna? “Vede, il Sud-Est ed io ci differiamo di pochi mesi, siamo quasi coetanei. Per me lui (il cratere di S-E, formatosi nel 1971, ndr) è un complice e una guida spirituale. I suoi moti, i suoi silenzi, le sue forti riprese d’attività e poi daccapo il sonno, penso mi assomiglino molto. Lui mi guarda e mi dice di correre per dimenticare il dolore, corri che ti liberi: io corro vicino a lui e mi sento confortato. Solo lassù sento me stesso e Dio: sotto di lui, io corro e prego. Nel video, io racconto una storia dove terra e uomo sono fratelli in movimento, esaltati da una musica sublime che fa commuovere anche il cielo”. Poi, che verrà, dopo questo frullato di natura, metafisica e religione? “Non lo so… forse farò un film su una corsa all’interno dei più importanti centri commerciali, sulle scale mobili, sugli scaffali immobili e sulle teste mai calpestate, mentre dall’alto un rombo annuncerà le offerte pazzesche irrinunciabili. Naturalmente, sto scherzando”. Io non ci crederei fino in fondo, perché i folli, altrimenti non sarebbero folli, dicono sempre la verità.
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October 28th, 2007
GIAN MARIA MUSARRA e GIOVANNI SOLLIMA |
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“La spinta interiore che mi ha fatto realizzare questo lavoro risiede nella mia necessità di esprimere artisticamente nella natura la ricerca della quiete e della speranza, per un dolore passato, ho voluto raccontare una storia dove terra e uomo sono fratelli in movimento, in un tentativo di ritornare alle origini della mia esistenza. Sin dall’inizio ho sempre pensato che Giovanni, grazie alla sua straordinaria forza espressiva, potesse essere l’unico in grado di poter commentare con la sua musica il mio lavoro”.
Giovanni Sollima, a sua volta, conserva un ricordo quasi fortissimamente reale dell’esperienza vissuta il giorno delle riprese sul monte Serra Pizzuta Galvarina: “non saprei cosa dire di veramente materiale o immateriale, su quel pomeriggio…forse quello che mi ha spinto, è stato il fatto di essere stato condotto in quel luogo sospeso, lontano dalla terra, e dunque più terra-aria, affondare il puntale del violoncello nel vuoto e suonare “Terra Aria” nella sua dimensione (o partitura?) naturale che non conoscevo”. Poi, rivolgendosi a Gian Maria: “tu mi hai assicurato di esistere realmente. Era vero“.
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May 21st, 2007
Proiezione de |
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| Domenica 27 maggio alle ore 18.00 proiezione del cortometraggio "La corsa mia" a Scenario Pubblico via Teatro Massimo16 Catania. | link
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October 28th, 2007
Pensieri |
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| La corsa è una cura nel ricordo, in essa l’uomo che corre cerca disperatamente di riappropriarsi di ciò che pensa di aver perduto per sempre,la sua anima ,viene trasportato, perché è li che potrà ricongiungersi ad essa, in una dimensione in cui cielo e terra si incontrano e si riconciliano.
Essa non prescinde dalla preghiera,forse sono la stessa cosa.
Credo che il Signore mi ha suggerito con il suo amore infinto la soluzione migliore per sopportare la sofferenza,se accettiamo questa vita dobbiamo essere sempre pronti ad incontrarla e accettarla..
Incontro Dio quando corro ,lo vedo,lui mi guarda e mi invita a danzare insieme a lui, “corri ,corri,figlio ,fratello,corri,”lui piange e sorride insieme a me ,corre e ricorda insieme a me,perché lui è anche uomo,è anche carne e noi due siamo complici in una dimensione,in un limbo che sta tra la terra e l’aria,tra la materia e lo spirito.
La mia anima corre attraversando i ricordi sotto lo sguardo attento del Padre, non mi sento solo.
La corsa mia non rappresenta solo un tentativo di esprimere un percorso in cui un uomo corre alla ricerca di se stesso e Dio immaginandolo nel Cratere di Sud Est,l’anima che corre incontra anime simili alla sua,Giovanni e Sergio sono tra queste,loro non lo sanno ma forse si conoscono da sempre.
Questa corsa vorrei dedicarla a tutti coloro che in questa vita accettano sereni la sofferenza ma anche a quelli che l’accettano con l’inquietudine.
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November 14th, 2008
Passages |
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| Ancora una lunga ed estenuante corsa per raccontare spazi senza confine. | link
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November 15th, 2008
Non bastoniamo gli alberi Abbracciamoli |
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| Mi ispiro alla funzioalità della natura,tutto ciò che è funzionale è bello,l'albero è il mio maestro.
Antoni Gaudì | link
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